Integrazione

by Luigi Amato Kunst

La questione filosofica sull’integrazione riguarda la contraddizione di essere a conoscenza dell’Altro ed allo stesso tempo negarlo.

Uno dei fattori di crescente interesse sull’integrazione in EU è il tardivo riconoscimento che la migrazione costituirà uno stato permanente nell’Europa del futuro. Lavoratori che si muovono per fornire competenze e colmare carenza di manodopera, rifugiati, studenti stranieri, e componenti familiari che si ricongiungono a familiari immigrati, richiederanno un livello di integrazione ed accoglienza, sia che spostino temporaneamente o stabilmente. (Sarah Spencer).

L’integrazione trae origine da due correnti principali. La prima, riguarda persone che migrano a seguito del processo di unificazione Europea, lavoratori, studenti e famiglie. La seconda, riguarda i rifugiati e i richiedenti asilo a seguito di conflitti internazionali.

Il protrarsi di conflitti in Medio Oriente, Africa, Asia ed Europa, hanno prodotto la fuga di massa delle popolazioni, che non possono più essere definite di migranti ma, secondo Cornelius Noon, di “fuggitivi” o “escapers”.

Questo flusso di fuggitivi ha generato la nascita di partiti xenofobi che hanno sfruttato la paura ed il risentimento popolari per affermarsi politicamente, ma senza produrre alcuna forma di soluzione. Ad esempio, la coalizione social democratica Danese abbia perduto le ultime elezioni per il fatto di non aver saputo interpretare l’ondata di xenofobia che in politica faceva leva sulla diversità. In fondo, la principale ragione per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, ha le sue radici nel problema della diversità. Le ultime elezioni del parlamento tedesco hanno registrato la presenza di un partito con orientamenti xenofobi al governo.

Sembra tacitamente accettato che la nazione ospitante sia culturalmente superiore alla popolazione ospitata. Non esistono motivi razionali per affermare questo, a meno che “superiore” non sia considerato nel senso di avere un’economia più stabile ed attraente. Lo stato economico è considerato una condizione antropologica. Di conseguenza, la migliore condizione economica, lascia credere alla nazione ospitante di essere culturalmente superiore. 

Questo genere di prospettiva suona ormai superato. L’opposizione migrante-ospitante non ha alcun senso in un processo di medio e lungo periodo. Mentre le giovani generazioni considerano il processo di globalizzazione come una grande opportunità di espansione della coscienza (per usare un linguaggio Hegeliano), le vecchie generazioni vivono invece nella paura della diversità, in questa opposizione ospitante-ospitato.

A mio avviso sussiste un altro fenomeno legato all’integrazione, che nasce dalla strutturale modificazione delle condizioni lavorative, di impiego e di instabilità sociale. Anche all’interno di piccole realtà, senza scomodare grandi fenomeni migratori, esiste la necessità pressoché continua di integrarsi a nuove realtà lavorative, abitative, socio economiche e di valori.

Il problema filosofico dell’integrazione è un discorso attorno al movimento dialettico, all’identità del Se, alla realtà sociale, all’intenzionalità comune. 

 

DIALETTICA

Dialettica è un termine usato per designare un metodo o un argomento filosofico che implica alcuni processi contraddittori tra situazioni in opposizione tra loro.

Poco sopra ho fatto menzione del termine tedesco “aufheben”. L’inglese lo traduce con il verbo “to sublate”. In italiano è difficilmente traducibile. È possibile usare il termine “superamento”. “Aufheben” è un concetto cruciale nel metodo dialettico Hegeliano. Hegel afferma che “aufheben” ha un doppio senso: significa sia “cancellare” o “negare” e sia “preservare” allo stesso tempo. Qualcosa dunque viene negata e preservata contemporaneamente (Ph.G §113; SL-M 107; SL-dG 81–2; cf. EL the Addition to §95). 

Questo processo di opposizione tra immigranti (o migranti) e popolazioni ospitanti che stanno uno di fronte all’altro, è in effetti un processo contraddittorio. Se in Platone le parti in opposizione erano persone (Socrate e i suoi interlocutori), in Hegel gli opponenti sono diverse definizioni della coscienza e dell’oggetto di cui la coscienza è consapevole o che pretende di sapere. Sostengo che il problema dell’integrazione è in effetti un problema dialettico connesso alla definizione della coscienza. Le parti in opposizione non sono infatti persone ma stadi della coscienza delle persone. Per questo motivo un migrante, un rifugiato, rappresentano, in effetti, diversi stadi della coscienza della popolazione ospitante, piuttosto che cose “in sé stesse” o “di per sé”.

Hegel fornisce una teoria estesa e generale del metodo dialettico, suddiviso in tre momenti (EL §79).

Il primo momento – il momento della comprensione–è il momento della fissità, in cui concetti o forme possiedono un’apparente stabilità nella definizione e nella determinazione (EL §80).

Il secondo momento – il momento dialettico (EL §§79, 81) o – “negativo razionale” – è il momento dell’instabilità. In questa fase, la rigidità del momento della comprensione e la restrizione del punto di vista unico si muove verso il suo opposto e la determinazione che si pensava stabile cade nel suo opposto (EL §81). Hegel descrive questo processo come un processo di auto-superamento (EL §81). Il momento della comprensione si supera per sua stessa natura – la sua ristrettezza visiva, unilaterale – destabilizza la definizione stessa e la porta a cadere nel suo opposto. Il momento dialettico allora implica il processo di auto-superamento, o un processo in cui la determinazione del momento della comprensione si cancella e preserva allo stesso tempo, costringendosi a passare nel suo opposto. 

Il terzo momento – il momento speculativo o “positivo razionale” (EL §§79, 82) – afferra l’unità dell’opposizione tra le prime due determinazioni, o è il risultato positivo della dissoluzione o transizione di queste determinazioni (EL §82 and Remark to §82). Qui Hegel rigetta l’argomento tradizionale della “reductio ad absurdum” per cui quando le premesse di un argomento conducono a contraddizione, allora le premesse devono essere rimosse in ogni caso, lasciando il nulla, ma “è solo lo scetticismo che solo e sempre vede il nulla nelle sue conclusioni e astrae dal fatto che questa nientità è specificatamente il nulla di ciò da cui risulta” (Ph.G §79).

Hegel continua “il risultato è concepito com’è in verità, ossia, come una negazione determinata [bestimmte Negation]; una nuova forma è dunque nata” (Ph.G §79). Oppure, “poiché il risultato, la negazione, è una negazione determinata, essa ha un contenuto”(SL-dG 33; cf. SL-M 54).

La semplice idea di un’attitudine xenofoba è auto-contraddittorio. La coscienza delle persone tenta di negare ciò che è già contenuto nella coscienza. Molte persone restano prigioniere del primo momento dialettico, il momento della fissità, dove i concetti possiedono un’apparente stabilità. “Io appartengo alla popolazione ospitante, tu invece sei l’immigrato ospite”. Costoro continuano a negare ciò che in realtà è innegabile. Che le nuove popolazioni sono costitutive della realtà, ossia, della stessa coscienza dell’ospitante. Questa attitudine è oggi molto diffusa tra la “piccola borghesia” o classe media, o benpensante che, pur dissociandosi formalmente dai movimenti xenofobi, li alimenta. L’esperienza di alcuni paesi del nord Europa ha dimostrato come “ospitare” fosse equivalente a “supportare economicamente” e che il risultato è stato un espandersi delle comunità etniche ghettizzate e separate dalla comunità ospitante. Il processo di integrazione non è avvenuto. 

Il concetto di Danese, ad esempio, come essere per sé, sarebbe definito raccogliendo quelle “caratteristiche” individuali che sono le stesse per un altro (in quanto Danese). Ciascun individuo Danese può essere ciò che è (in quanto Danese) soltanto in ragione di un “altro” che è lo stesso “qualcosa” che è (come Danese). Cioè, è proprio l’unilateralità che conduce ogni “qualcosa” a passare e specchiarsi nel suo “altro”. I “qualcosa” sono allora anche “qualcos’altro”. Inoltre, il loro processo di definizione porta ad un infinito processo dall’uno all’altro “qualcosa”: un “qualcosa” può essere ciò che è (come un Danese) solo in relazione ad un altro “qualcosa” che è lo stesso ciò che è in quanto tale che, a sua volta, può essere ciò che è solo in relazione ad un altro “qualcosa” che è lo stesso ciò che è, e così via, all’infinito. Il concetto vero di “Danese”, allora, come essere per sé, blocca questo passaggio continuo dall’uno all’altro, abbracciando ed includendo gli individuali “qualcos’altro” (altri Danesi) nel suo contenuto. Egli afferra e cattura il loro carattere o qualità in quanto Danesi. Ma i “qualcos’altro” devono fare il loro lavoro di prendere e separare quelle caratteristiche individuali (i Danesi) prima del concetto di Danese– come essere per sé–possa includere quelli per la sua definizione. Ora, quegli individui (i Danesi) sono diversi da 50 anni fa e, come conseguenza, il concetto di Danese è altro da ciò che era prima. 

La società e le popolazioni sono in costante cambiamento. La coscienza di un individuo deve contenere le coscienze degli altri, ed il suo proprio modo di relazionare sé stesso agli altri ha come effetto il cambio del contenuto della coscienza. Pretendere di essere lo stesso Sé, come era prima della migrazione, è come relazionare noi stessi a sempre meno persone, restringendo il nostro orizzonte intenzionale, vivendo nella costante contraddizione di sapere l’altro, negandolo allo stesso tempo. 

Identità del Sé.

Il punto filosofico si trova nella relazione tra il se e l’altro. Alcuni sostengono che la formazione del Sé è un processo sociale, che noi siamo noi stessi non per diritto individuale, ma in virtù della nostra relazione con gli altri a che raggiungiamo l’auto consapevolezza adottando la prospettiva dell’altro verso noi stessi. Chi uno è dipende dai valori, dagli ideali e dagli obiettivi che ciascuno si pone: è una questione di cosa abbia significato e senso a questo, naturalmente, è condizionato dalla comunità linguistica alla quale ciascuno appartiene. Per cui, è stato detto che non ci può essere un proprio Sé, ma solo insieme agli altri (see Zahavi 2008, p.2).

 

 

BIBLIOGRAPHY

Sarah Spencer, 2003, The Challenges of Integration for the EU. Migration Policy Institute

BLAU Peter, M. A Theory of Social Integration, 1960, The American Journal of Sociology, Volume LXV, n. 6.

Hegel, G.F.,[PhG], Phenomenology of Spirit [Phänomenologie des Geistes], translated by A.V. Miller, Oxford: Oxford University Press, 1977.

Hegel, [EL] The Encyclopedia Logic: Part 1 of the Encyclopaedia of Philosophical Sciences [Enzyklopädie der philosophischen Wissenschaften I], translated by T.F. Geraets, W.A. Suchting, and H.S. Harris, Indianapolis: Hackett, 1991.

Maybee, Julie E., “Hegel’s Dialectics”, The Stanford Encyclopedia of Philosophy (Summer 2016 Edition), Edward N. Zalta (ed.), URL = <http://plato.stanford.edu/archives/sum2016/entries/hegel-dialectics/>.

Zahavi D., 2008, Subjectivity and Selfhood, MIT edit.

 

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